Noi e il Covid

La testimonianza di Sara


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Campanelli che suonano, telefono che squilla, passi rumorosi di calzari in corsia… visi stanchi, labbra invisibili, occhi attenti…

Sono stati mesi difficili non soltanto per il carico lavorativo (doppi turni) ma soprattutto per il forte impatto emotivo. Non è stato facile dare tutta la nostra assistenza e colmare la solitudine dei pazienti spesso trovandoci a sostituire mariti, mogli, figli, fratelli e sorelle regalando sorrisi “mascherati” e parole di forza e incoraggiamento.
Molti istanti sono diventati ricordi indimenticabili di questo periodo, tra questi indubbiamente il giorno in cui una nostra carissima ospite, nel pieno della sofferenza, mi disse in dialetto milanese: “Io sono vecchia, per me è arrivata l’ora di morire, ho quasi 90 anni ed ho vissuto una vita favolosa amata e rispettata dalla mia famiglia. Ora tocca a te, goditi la vita perché è bella”.

Fare l’infermiere richiede molta professionalità e senso di responsabilità, oltre che un’enorme umanità. Perciò in questo periodo il mio altruismo è stato un valido aiuto: con tutte le mie forze ho cercato di tenere duro, di mettere me stessa al servizio delle persone più fragili, nonostante lo sconforto, l’impotenza e il senso di colpa perché non potevamo fare più di quanto stiamo facendo. Il tutto accompagnato costantemente dalla paura per la nostra salute e quella dei nostri cari. Ora ci definiscono eroi ma siamo semplicemente persone che credono ed onorano il proprio lavoro. In tutto questo periodo confusionario, pieno di sacrifici, scopri la grande umanità di chi ti circonda, il lavoro di squadra di colleghi, ASA, medici, direttore e responsabili che collaborano tutti assieme per ricomporre i pezzi di un puzzle a formare un quadro di qualità, benessere, vita.

Concludo citando una celebre canzone di Vasco:

“Vivere e sperare di star meglio
Vivere anche se sei morto dentro
Vivere o sopravvivere senza perdersi d’animo mai
E combattere e lottare contro tutto contro
Vivere e sorridere dei guai 
Proprio come non hai fatto mai
E pensare che domani sarà sempre meglio”

Sara Perria,
infermiera